Auguri a te

auguri

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

[…]

Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti – finalmente e con che gioia – 

toccherai terra tu per la prima volta.

[…]

Costantino Kavafis, Itaca, 1991

Una linea apparente lungo la quale il cielo sembra toccare la terra o il mare, il punto più lontano dello spazio fino al quale può spingersi la vista: così è definito l’orizzonte.

La parola deriva dal greco, da un verbo che significa, letteralmente, limitare.

È forse proprio osservando l’orizzonte, che i primi esploratori hanno deciso di valicare quel limite allo sguardo.

Perché, di tutte le buone ragioni che ci spingono a muoverci da un punto a un altro della Terra, forse la più fondamentale è il desiderio irresistibile di conoscere, crescere, realizzare un sogno.

Come esploratori, ci sembra di aver percorso migliaia di chilometri, in questo 2018 che sta per terminare.

Come se, similmente al destino di Ulisse, con la direzione chiara nella mente, avessimo intrapreso un viaggio le cui tappe si sono via via moltiplicate, e con esse le scoperte.

Possiamo dire di esserci spinti oltre le nostre Colonne d’Ercole, assumendoci i rischi di chi, pur puntando a un orizzonte di obiettivi, sceglie di navigare a vista. Perché se l’orizzonte è anche il confine tra possibile ed impossibile, solo assumersi il rischio delle nuove sfide permette all’impossibile di diventare realtà.

Devi augurarti che la strada sia lunga, ci esorta Kavafis, più più che arrivare a destinazione.

Ti auguriamo di disegnare nuove geografie, senza mai smettere di guardare l’orizzonte.