Ridurre l’uso di imballaggi in plastica

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Ridurre l’uso di imballaggi in plastica: 43° dei #50piccoligesti quotidiani per migliorare il mondo.

Leggiamo cosa hanno da insegnarci in proposito i nostri giovanissimi eroi delle Scuole Steiner Waldorf.

Non ce ne rendiamo conto, ma per mangiare un semplice biscotto, scartiamo e srotoliamo tantissima plastica!

Però basta aprire il frigo o guardare nel pattume: quanta plastica viene usata per confezionare ed imballare i vari prodotti.

Due formaggini, in una confezione da due, hanno ognuno la propria vaschetta con tanto di cartina, le uova hanno un contenitore con sei posti ed un’altra carta avvolta intorno, l’acqua imbottigliata in bottiglie di plastica ha un’ulteriore pellicola per tenere insieme il pacco, gli ortaggi hanno il loro piattino e la loro plastichina intorno, la monoporzione di yogurt ha la propria vaschetta con il coperchio e così via…

Per ridurre l’uso di imballaggi, alcuni supermercati si sono muniti di dispenser con i quali le persone si servono in un sacchetto la quantità voluta del prodotto.

Questi moderni dispenser molto diffusi in Francia, erogano detersivi ma anche cereali, legumi, tutti i tipi di pasta e altri alimenti.

A che servono tutti questi imballaggi? La risposta è semplice: gli alimenti sono imballati in vari strati di carta e plastica per garantire profitto a numerose ditte e sostenere l’economia. Gli imballaggi sono di tre tipi: il primo per contenere il prodotto, il secondo per proteggere la merce e il terzo per il trasporto.

Tutto è imballato in questo modo, dalle banane della Costa Rica al prezzemolo nostrano: provate a pensare quanta carta, plastica e altri materiali si sprecano.

Molti di questi imballi sono divenuti obbligatori e così ogni famiglia italiana produce mediamente una tonnellata di plastica all’anno.

Per ovviare a questa incresciosa problematica si potrebbe promuovere l’uso di contenitori a rendere in vetro o in una plastica resistente, acquistare prodotti sfusi e favorire la filiera corta.