Trofie liguri: arte, acqua e farina

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Trofie liguri: arte, acqua e farina

Trofie liguri: come fanno acqua e farina a dar vita a una pasta fresca così buona?

Fai un salto indietro nel tempo e immagina la vita tra Sori e Camogli, nella bella Liguria. Immagina le case assolate e accarezzate dalla brezza marina. Entra in cucina: acqua, farina e le mani di donne che le impastano insieme.

Le trofie liguri nascono dall’unione di questi due ingredienti semplicissimi: allora cos’è che le rende così speciali?

La forma unica, ritorta, arricciata come quella di un truciolo di legno. Ma come facevano le donne a dare quella forma e quella consistenza?

Cua bicelä (col buffetto), uno spillone di legno attorno al quale arrotolavano un cordino di impasto, poi schiacciato col palmo della mano.

Anticamente ne esistevano due varianti: una con farina bianca, l’altra, dal sapore più dolciastro, con farina di castagne. Oggi ce ne sono tante e originali, come quelle agli spinaci o al nero di seppia.

Non c’è certezza sull’origine del loro nome: forse deriva dal genovese strufuggiâ, strofinare, dal movimento che le mani compiono per arriccia la pasta sul pianale.

Le trofie liguri sono così amate da essere diventate, negli anni, protagoniste di feste e sagre estive.

Il loro condimento ideale e originario è con il pesto (o con le noci per le trofie di farina di castagne), a volte con l’aggiunta di patate e fagiolini bolliti, ma non mancano ricette con sugo di pomodoro o ragù, pesce e verdure.